Tiangong, bassissime probabilità di impatto di detriti con il suolo

MAREMMA – La piccola stazione spaziale cinese, disabitata dal 2013, con estrema probabilità dovrebbe andare distrutta con il violento impatto con l’atmosfera terrestre. Solo pochissimi frammenti potrebbero giungere al suolo disperdendosi in maggior parte in mare.

Per fugare ogni allarmismo circolato in questi ultimi giorni, grazie alla preziosa analisi di Luciano Anselmo e di Carmen Pardini, ricercatori dell’istituto di scienza e tecnologie dell’informazione “Alessandro Faedo” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), abbiamo la possibilità di comprendere meglio quello che accadrà. Tiangong-1 è stata infatti la prima stazione spaziale cinese, lanciata il 29 settembre 2011 su un’orbita approssimativamente circolare, a circa 350 km di altezza e inclinata di poco meno di 43 gradi rispetto all’equatore terrestre. Nel novembre dello stesso anno è stata raggiunta e agganciata dalla navicella Shenzhou-8 senza equipaggio, mentre i primi tre astronauti vi sono saliti a bordo, trasportati da Shenzhou-9, nel giugno 2012, trascorrendovi 9 giorni e mezzo. Il secondo ed ultimo equipaggio di tre astronauti si è agganciato alla stazione, con Shenzhou-10 nel giugno 2013: «Da allora Tiangong-1 ha continuato a essere utilizzata, disabitata, per condurre una serie di test tecnologici – spiegano Luciano Anselmo e Carmen Pardini – con l’obiettivo di de-orbitarla, a fine missione, con un rientro guidato nella cosiddetta South Pacific Ocean Unpopulated Area (SPOUA), una specie di cimitero dei satelliti in una zona pressoché deserta dell’Oceano Pacifico meridionale. Purtroppo, però, il 16 marzo 2016, il centro di controllo a terra ha perso la capacità, pare in maniera irreversibile, di comunicare e impartire comandi al veicolo spaziale. Nei due anni trascorsi da allora, Tiangong-1 ha perciò perduto progressivamente quota, perché il continuo impatto con le molecole di atmosfera residua presenti anche a quelle altezze le ha sottratto incessantemente energia. Ed è questo processo completamente naturale che farà alla fine precipitare la stazione spaziale sulla terra senza controllo, non potendo essere più programmata un’accensione dei motori per un rientro guidato».
Il rientro della  Tiangong-1 non dovrebbe tuttavia destare troppe preoccupazioni, sia per le dimensioni contenute che per il peso della struttura orbitante. «Quando è stata lanciata, Tiangong-1 aveva una massa di 8506 kg di cui circa una tonnellata di propellente per le manovre – continuano i due ricercatori del CNRabbiamo stimato che la massa attuale di Tiangong-1 dovrebbe aggirarsi sui 7500-7550 kg. Non sarebbe quindi molto diversa da quella della nave cargo russa Progress-M 27M, di cui abbiamo seguito il rientro incontrollato nel 2015. Di rientri senza controllo di stadi o satelliti con una massa superiore alle 5 tonnellate ne avvengono, in media, 1 o 2 all’anno, quindi sono relativamente frequenti. Per esempio, il 27 gennaio scorso, uno stadio russo-ucraino di circa 8500 kg, quindi con una massa superiore a quella di Tiangong-1, è rientrato sul Perù e dei componenti sono precipitati nell’estremità meridionale del paese, nella regione del lago Titicaca».
La soglia di attenzione comunemente adottata a livello internazionale corrisponde quindi ad un rischio estremamente ridotto per un singolo individuo che risiede in un’area sorvolata dal satellite. «La probabilità corrispondente di essere colpiti da un frammento è infatti un numero piccolissimo – spiegano Anselmo e Pardini – dell’ordine di uno su centomila miliardi (cioè 1:100.000.000.000.000). Confrontata con i rischi cui andiamo incontro nella vita di tutti i giorni, si tratta di una soglia bassissima. Tanto per fare un paio di esempi, la probabilità di essere colpiti da un fulmine è 130.000 volte maggiore, mentre quella di rimanere vittima di un incidente domestico, nei paesi sviluppati, è addirittura più grande di 3 milioni di volte. E’ per questo che, in oltre 60 anni di attività spaziali, e nonostante siano rientrati in media 1-2 stadi o satelliti alla settimana, nessuno è mai rimasto ferito, finora, per il rientro incontrollato di un oggetto artificiale dall’orbita terrestre».

Per Tiangong-1 i rischi, ovviamente solo potenziali, sarebbero di tipo meccanico e chimico. «Il rischio meccanico è quello derivante dall’urto di frammenti massicci a elevata velocità con veicoli in movimento, strutture vulnerabili e persone all’aperto. Quello chimico dipende dal fatto che, sulla base delle nostre stime, dovrebbero trovarsi ancora a bordo, non sappiamo se allo stato liquido o solido, circa 230 kg di tetrossido di azoto e 120 kg di monometilidrazina, sostanze molto tossiche (soprattutto la seconda). E’ difficile che ne arrivi a terra anche una piccola frazione, ma una contaminazione residua di alcuni frammenti non può essere completamente esclusa a priori, per cui, nel caso qualcuno si imbattesse in uno di essi, sarebbe prudente non avvicinarsi, evitare qualsiasi contatto, tenere lontani i curiosi e limitarsi ad avvertire le autorità». Il rientro, concretamente, potrebbe avvenire in qualunque località del pianeta compresa nella fascia tra i 43 gradi di latitudine sud ed i 43 gradi di latitudine nord. «Tuttavia – concludono i due ricercatori del CNRtenendo conto che i frammenti, a causa di un’eventuale esplosione ad alta quota, potrebbero allontanarsi anche di un centinaio di chilometri rispetto alla traiettoria originaria, le zone potenzialmente a rischio per la caduta di detriti devono essere estese di un grado di latitudine, quindi l’area da tenere sotto osservazione è in realtà quella compresa tra i 44 gradi di latitudine sud e i 44 gradi di latitudine nord. L’Italia è quindi divisa in due, con le località a nord del 44° parallelo escluse a priori da qualunque conseguenza, e quelle a sud potenzialmente a rischio. Tenendo conto della distribuzione degli oceani e delle terre emerse, e dell’inclinazione dell’orbita rispetto all’equatore, se i detriti di distribuissero su un arco di 800 km, la probabilità a priori che cadano tutti in mare è del 62%».



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