Santuario Pelagos, progetto da 90mila km per i mammiferi marini

MAREMMA – Il Santuario è una zona marina di 87.500 km² che nasce da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano.

Nel cuore del Mediterraneo si trova il Santuario Pelagos, un’area protetta che comprende tutta la costa ligure e la Corsica, buona parte della costa Toscana e della Costa Azzurra francese e la parte settentrionale della Sardegna. Una porzione marina delimitata per la protezione dei mammiferi che lo frequentano. L’idea di istituire un Santuario nel bacino corso-ligure-provenzale nasce nel corso degli anni Ottanta quando diventa chiaro che questa zona è frequentata da una popolazione relativamente numerosa di mammiferi marini, attirati da un’elevata produttività primaria. Una stima approssimativa, riportata dal sito del santuario, indica la presenza di oltre 8.500 specie animali macroscopiche, che rappresentano tra il 4% ed il 18% delle specie marine mondiali. Una biodiversità importante soprattutto per i grandi predatori acquatici, come i mammiferi marini, che si collocano al vertice della catena alimentare. Quest’area è inoltre sottoposta a una pressione elevata determinata dalle numerose attività umane che creano grossi problemi ai mammiferi marini. L’impatto dell’uomo è dovuto principalmente alle tecniche di pesca, all’inquinamento e all’urbanizzazione dei litorali, tutti argomenti che abbiamo già affrontato diverse volte all’interno del nostro sito e che ri-emergono puntualmente ogni volta che affrontiamo un argomento nuovo a dimostrazione della gravità di questi fenomeni.
I paesi firmatari dell’accordo si prefiggono di “garantire uno stato di conservazione favorevole ai mammiferi marini proteggendo gli animali e il loro habitat dagli impatti negativi diretti o indiretti delle attività umane” come riporta l’articolo quattro del rapporto tuttavia i mammiferi marini non vengono minacciati semplicemente dalle azioni indirette dell’uomo ma anche da quelle dirette. In questa zona il traffico marittimo è molto intenso poiché sono presenti due degli otto “nodi di concentrazione del traffico marittimo” (Genova e Marsiglia) individuati nell’intero bacino e una trentina di collegamenti al giorno assicurati da non meno di 8 compagnie di trasporto passeggeri tra la terraferma, la Corsica e la Sardegna. Inoltre, durante il periodo estivo, il traffico tra la terraferma e le isole si fa più intenso con un numero di passeggeri annuo compreso tra le 700.000 e le 900.000 persone. Proprio a causa di questi numeri enormi il rischio di collisione tra cetacei e imbarcazioni è altissimo e alcuni studi portati avanti dai ricercatori del santuario dimostrano che più del 6% degli esemplari fotoidentificati in mare e circa il 20% degli esemplari spiaggiati presentavano tracce di collisione. Tra il 1984 e il 2003 si sono contate fino a 32 collisioni con grandi cetacei. Un’altra causa di decesso tra i mammiferi marini riguarda le catture accidentali con reti da pesca ed è stato stimato che nel periodo 2000-2005, siano state catturate accidentalmente nelle reti da pesca tra 80 e 250 esemplari di Stenelle striate. Naturalmente i mammiferi marini vengono sottoposti anche all’inquinamento chimico causato da idrocarburi, un problema da non sottovalutare considerato che, pur rappresentando meno dell’1% della superficie totale degli oceani, nel Mediterraneo si svolge il 28% del traffico mondiale di trasporto petrolifero marittimo.

Per rafforzare questo accordo è stato firmato il 3 aprile 2017, alla presenza del principe Alberto II di Monaco, di Ségolène Royal, ministro francese dell’ambiente, dell’energia e del mare, di Gian Luca Galletti, ministro italiano delll’ambiente e della tutela del territorio e del mare e di Karmenu Vella, commissario europeo per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, un nuovo accordo che ufficializza l’arrivo del segretariato permanente dell’Accordo Pelagos nel Principato di Monaco e ne assicura la sua indipendenza rispetto al paese ospitante.



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