Per Rossi la trattativa Aferpi-Jindal è andata oltre l’accettabile

PIOMBINO – Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha scelto il tradizionale briefing con i giornalisti per dire la sua sulla vicenda della vendita del sito industriale.

«La Regione e il Ministero dello sviluppo economico hanno fatto davvero di tutto per confezionare un pacchetto in grado di regolare il passaggio di mano dando certezze allo sviluppo dell’azienda, agli investimenti e per tornare a produrre acciaio a Piombino. La trattativa adesso è affare che riguarda le due parti. Ma si sta protraendo oltre l’accettabile con un impatto emotivo forte su un paese intero, sui cittadini sui duemila lavoratori e sugli altrettanti dell’indotto. Per questo siamo davvero a chiedere che la trattativa si chiuda e che l’accordo si faccia. Se così non sarà si dovrà pensare ad un intervento pubblico».
La cessione degli impianti di Piombino dagli algerini di Aferpi agli indiani di Jindal SW, è una questione che ha impegnato personalmente il presidente in lunghe trattative romane al Ministero dello Sviluppo Economico, un tavolo che ha abbandonato nella tarda serata di martedì.
«La Regione Toscana – ha precisato Rossi in merito al possibile intervento pubblico – è pronta e disposta a fare la sua parte. Chiediamo che altrettanto facciano Ferrovie dello Stato, RFI, Cassa depositi e prestiti, perché siamo di fronte ad un bene nazionale e c’è domanda per tornare a produrre acciaio. E a Piombino dobbiamo trovare il modo di farlo. Anche assumendocene direttamente le responsabilità».

E, dopo aver ringraziato “sentitamente e di cuore” il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calendaper l’impegno puntuale, straordinario, costante e appassionato che ha messo nella vicenda di Piombino“, il presidente Rossi ha tenuto a puntualizzare e chiarire il suo pensiero per non lasciare dubbi di sorta. «Nel caso in cui la trattativa in corso non vada in porto – ha detto – sono perché ci sia un intervento pubblico. La Regione è pronta e chiedo che lo sia anche il Governo, insieme a Cassa depositi e prestiti e a RFI. Questa ipotesi non la prendete come una battuta perché è un’ipotesi che ha un fondamento nel caso in cui la soluzione prospettata non dovesse andare in porto e in quel caso per quello lavoreremo».



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