Migranti, la diocesi maremmana interviene sul sacerdote indagato

MAREMMA GROSSETANA – In merito all’indagine della Guardia di Finanza che ha visto il coinvolgimento di un sacerdote maremmano, la diocesi di Grosseto ha voluto illustrare l’attività posta a tutela della comunità parrocchiale.

L’indagine realizzata sul campo dalle Fiamme Gialle ha riguardato la gestione di tre centri di accoglienza per richiedenti asilo esistenti nei comuni di Monticiano e Sovicille tra il 2015 e il 2018. Gli inquirenti hanno infatti ritenuto che seicentomila euro siano stati dirottati su conti privati.

Nell’inchiesta sarebbe coinvolto anche un sacerdote grossetano, evento che ha portato la diocesi retta dal vescovo Rodolfo Cetoloni a ribadire la propria fiducia nell’operato degli organi inquirenti: «In merito alla notizia dell’indagine della Guardia di Finanza di Siena, che vede coinvolto anche un sacerdote della Diocesi di Grosseto, il Vescovo intende, in primo luogo, ribadire piena fiducia nell’operato degli organi inquirenti e della magistratura, confermando la propria disponibilità e collaborazione, peraltro già manifestate concretamente nel corso delle indagini portate avanti in questi ultimi mesi. La Diocesi ha, altresì, avviato, a tutela della parrocchia involontariamente rimasta coinvolta nelle vicende oggetto di indagine, propri accertamenti interni (già prima dell’inizio delle indagini da parte della Guardia di Finanza), coi poteri e le prerogative che sono propri del Vescovo e degli uffici di Curia. Tali accertamenti hanno portato all’avvio, lo scorso mese di ottobre, di una verifica amministrativa nei riguardi della medesima Parrocchia e dell’operato del parroco. La verifica si è protratta fino agli inizi del 2018 e ha dato esito ad un provvedimento con il quale il Vescovo ha rimosso il sacerdote dall’ufficio di amministratore parrocchiale, lasciandolo in parrocchia solo per portare avanti le attività pastorali ordinarie e più imminenti. Nel contempo è stato nominato un amministratore parrocchiale. La Diocesi tiene a precisare che la vicenda in oggetto non riguarda assolutamente Caritas, le proprie attività e le persone che le portano avanti con cura ogni giorno. E’ peraltro in corso, da parte della Curia vescovile, una ulteriore fase di verifica, che potrà portare eventualmente anche all’apertura di procedimenti canonici formali. Tutto è stato fatto e sarà fatto a tutela della trasparenza e della serenità della Diocesi stessa e della comunità parrocchiale, pur restando fermi attorno al principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, che è uno dei cardini di garanzia del nostro ordinamento penale. Allo stesso tempo, la premura pastorale del Vescovo non può non tenere conto che vicende come quelle oggetto di indagine creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti ed è per questo che fin da subito la Diocesi ha prestato la sua totale disponibilità agli organi inquirenti ed ha avviato gli accertamenti in proprio potere a garanzia della massima trasparenza possibile».



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