L’ANPI chiede al sindaco coerenza e di chiudere con CasaPound

GROSSETO – Il presidente provinciale dell’ANPI, Flavio Agresti, interroga attraverso una lettera aperta gli amministratori del capoluogo maremmano, chiedendo in particolare al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna di prendere posizione riguardo ai valori antifascisti.

«Mi rivolgo agli Amministratori che governano la città, ponendo due questioni: l’allontanamento di Casa Pound dalla maggioranza e ciò che è successo nella seduta consiliare dello scorso 13 febbraio chiamata a deliberare in merito alla concessione degli spazi e delle risorse pubbliche. La prima concerne un atto importante e positivo, più volte auspicato dall’Anpi; ma prima di esprimermi compiutamente, come molti altri grossetani vorrei capire se questo è o meno conseguente alla seconda, poiché in Consiglio Antifascismo e Costituzione sono stati sbeffeggiati da alcuni consiglieri della destra intervenuti nel dibattito, particolarmente dal rappresentante di Casa Pound che è arrivato, in perfetto stile squadrista, a strappare la mozione presentata dalla minoranza, contenente riferimenti ai diritti umani universali. A leggere quanto scritto dal Sindaco, nel suo comunicato e su Fb relativamente all’imbarazzo nel quale l’organizzazione neofascista lo avrebbe messo più volte, sembrerebbe di sì. Ma se così è, perché non dire apertamente che i comportamenti e l’armamentario ideologico di Casa Pound sono incompatibili con l’ispirazione ideale di un’Amministrazione comunale ancorata ai valori costituzionali? E perciò che il fascismo, e tutto ciò che esso ha rappresentato e rappresenta, non albergano nel Palazzo Civico? Altrimenti è forte il sospetto che quanto accaduto sia null’altro che espressione di particolari dinamiche interne alla coalizione che fa capo a Vivarelli Colonna, la conseguenza di un rapporto troppo squilibrato tra costi d’immagine e vantaggi sul piano del consenso, venuto alla luce dopo le politiche. E se la presenza in maggioranza dei “fascisti del terzo millennio” è stata vissuta come un costo, perché non trarne tutte le conseguenze, parlando finalmente chiaro alla città?»

Agresti ricorda inoltre come la Resistenza e la Liberazione abbiano accomunato persone con idee differenti ma motivate da una lotta comune. «Si può essere di destra e contemporaneamente Antifascisti, se quella cui ci si richiama è destra liberale, partecipe della filosofia e dei percorsi democratici e costituzionali. Nell’Antifascismo si sono impegnate molte persone appartenenti al liberalismo e alla Resistenza hanno preso attivamente parte componenti addirittura monarchiche. Mentre il richiamo alla lotta contro “tutti i totalitarismi”, che tanto appassiona la destra estrema, è deviante e improprio: perché di fatto assolve i fascisti dalle loro colpe, rendendoli uguali ad altri (tutti colpevoli, nessun colpevole); e perché in Italia, c’è stato il fascismo, non lo stalinismo, e c’è il pericolo di ricadute autoritarie dello stesso tipo, sia pure in forme diverse, sull’onda del razzismo e come effetto della crisi economico-sociale. Neppure il riferimento al diritto costituzionale di esprimere liberamente il proprio pensiero appare pertinente: il fascismo è tutto meno che pensiero. E’ un crimine. Tra un sarcasmo e l’altro sull’Antifascismo, in Consiglio comunale è stato detto “la vostra Costituzione” all’indirizzo dei consiglieri che avevano proposto la mozione. Ciò rappresenta una ferita tutt’ora aperta che potrà essere rimarginata in un solo modo: tornare sull’argomento. Adesso che sulla maggioranza non c’è più il condizionamento neofascista di Casa Pound e che le elezioni sono passate, per cui è venuta meno l’esigenza dei partiti di entusiasmare il loro elettorato, è possibile che maggioranza e minoranza si mettano attorno ad un tavolo per concordare un testo che, sulla base di una chiara scelta di campo in favore della democrazia, impegni l’Amministrazione a non concedere spazi né soldi pubblici a organizzazioni che si richiamino al fascismo o che professino l’intolleranza, il razzismo, la xenofobia? In caso contrario resterebbe la bocciatura del 13 febbraio, e con essa il fatto che quei disvalori avrebbero piena cittadinanza a Grosseto, addirittura con il voto del Consiglio Comunale. Una cosa insopportabile, una macchia indelebile su questa Amministrazione. Tanto più che delibere simili vengono in questo periodo adottate da molti Comuni, in tutta Italia e nella nostra provincia. Legittimamente, come dimostra il rigetto da parte del TAR della Lombardia, Sezione distaccata di Brescia, di un ricorso presentato da Casa Pound».



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