L’ANPI chiama alla mobilitazione contro l’intitolazione ad Almirante

GROSSETO – Non è passata sottotraccia la mozione proposta firmata da alcuni consiglieri di maggioranza per intestare “una via, strada o piazza a Giorgio Almirante e Enrico Berlinguer e una via alla “pacificazione nazionale” da discutere durante la seduta del prossimo consiglio comunale.

La questione “toponomastica” ha così prodotto in breve tempo la risposta, ferma e congiunta, anche di molti cittadini grossetani con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e le sue articolazioni locali che hanno così proceduto a rigettare pubblicamente qualsivoglia ipotesi di “parificazione di uomini e di storie” in nome della “pacificazione nazionale” richiamata nella mozione del centrodestra.
«L’intitolazione di una via cittadina a Giorgio Almirante da parte dell’amministrazione Vivarelli Colonna è una chiara provocazione – spiegano in tal senso dal direttivo ANPI maremmano – tanto più insopportabile perché avviene all’improvviso, con l’evidente intento di mettere i grossetani di fronte al fatto compiuto, e a dieci giorni dal 25 Aprile. Questo dopo la seduta del Consiglio Comunale dello scorso 13 febbraio, nella quale, bocciando la mozione presentata dalla minoranza che negava la concessione di spazi e risorse pubbliche ai soggetti che non fossero estranei a quel mondo, la stessa Amministrazione di fatto legittimava il neofascismo, il razzismo e la xenofobia».
Dalla presidenza provinciale dell’associazione dei partigiani è giunta inoltre una decisa richiesta di chiarimenti sulle intenzioni dell’amministrazione del capoluogo: «E’ doveroso domandarci: la destra grossetana dove sta portando la città? Almirante è stato un razzista della prima ora che incitava a massacrare i Partigiani. E’ autentica la sua firma sul bando tramite il quale nel maggio del 1944 il governo repubblichino condannava a morte renitenti alla leva e disertori disarmati, così assumendo come esempio l’eccidio di Maiano Lavacchio, avvenuto il 22 marzo di quell’anno e ispirando i fascisti del circondario che, il seguente 13 giugno, accompagnarono i nazisti nel villaggio di Niccioleta, dove iniziarono la strage di 83 minatori, rei di difendere gli impianti dalla distruzione. Come può un personaggio così, con questo pesante fardello sulle spalle, salire agli onori della toponomastica e diventare, al pari di altri meritevoli, un riferimento della nostra identità collettiva? Lo strumentale coinvolgimento di Berlinguer, pensato per rendere digeribile la faccenda, peggiora le cose».

Secondo l’ANPI quindi, anche in considerazione della sommatoria dei comportamenti posti in essere nel tempo, non vi sarebbe più spazio per possibili ricuciture. Con alcune clamorose ripercussioni a partire dalla manifestazione di protesta convocata ai piedi del palazzo comunale alle ore 9 di lunedì 16 aprile, in concomitanza proprio con la seduta del consiglio cittadino dove verrà discussa la mozione contestata.
«La memoria non può né deve essere rimossa per rispetto delle vittime e della storia, ma anche perché essa, costituendo la base culturale della nostra convivenza civile, è la garanzia che il fascismo, sotto più o meno mentite spoglie, non torni mai più. […] Per tutto questo, per quanto ci riguarda, vengono meno le condizioni politiche per continuare una interlocuzione con la maggioranza che adesso governa il Comune di Grosseto, come responsabilmente abbiamo fatto fino ad ora per rispetto dell’istituzione, cominciando dalla imminente celebrazione della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Il 25 Aprile svolgeremo la consueta manifestazione pubblica in piazza, dopo aver partecipato alla posa delle corone e al corteo, senza l’intervento degli Amministratori comunali di Grosseto. Ma, per rispetto del Comune e di tutti i grossetani, chiediamo la presenza del gonfalone, che rappresenta la città, non una coalizione politica. Ci appelliamo ai Comuni della provincia, alle forze politiche e sociali, alla cultura, al ricco associazionismo grossetano, ai giovani, a tutti i cittadini affinché partecipino numerosi».



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